Avifauna

L'Avifauna dell'Orto Botanico


Sebbene occupi una superficie relativamente modesta (16000 mq), per di più ubicata in pieno centro cittadino, l’Orto Botanico di Catania ospita un popolamento di uccelli qualitativamente (per numero di specie) e quantitativamente (per densità di popolazioni) rilevante.

Come emerso da una recente indagine faunistica, sono trentacinque le specie osservabili nell’arco dell’anno: fra queste, tredici nidificano con certezza nell’Orto; altre quattro si riproducono sugli edifici prospicienti o in aree poco distanti, frequentando più o meno regolarmente il Giardino.

E’ probabile che alle trentacinque specie rilevate debbano aggiungersi lo Storno (Sturnus vulgaris L.) e lo Storno nero (Sturnus unicolor Temmink), dal momento che questi Sturnidi vengono comunemente osservati nell’ambito urbano di Catania, rispettivamente come svernante numeroso e come nidificante sedentario.

La struttura vegetale del Giardino differisce notevolmente da quella di un ecosistema naturale di tipo boschivo: ciò condiziona notevolmente fenologia e demografia degli uccelli.  

Lo strato arboreo, infatti, è molto denso, con fitto impianto di alberi d’alto fusto, che vengono sfruttati per la nidificazione da specie come la Gazza (Pica pica L.) ed il Colombaccio (Columba palumbus L.).

Lo strato arbustivo è invece piuttosto discontinuo e quello erbaceo assente per ampi tratti: ne deriva che specie tipiche di macchie e roveti, come l’Occhiocotto (Sylvia melanocephala Gmelin), sono presenti solo con poche coppie, mentre altre legate al fitto sottobosco, come l’Usignolo (Luscinia megarhyncos C.L. Brehm), rinvengono condizioni adatte solo ad una breve sosta e non si fermano per la riproduzione.

Lo strato lianoso, infine, è in alcuni tratti ben sviluppato, garantendo una buona recettività per quelle specie, come l’abbondante Merlo (Turdus merula L.), che preferiscono nidificare in punti nascosti dall’edera.

L’avifauna dell’Orto risulta più ricca di quella di molti altri parchi urbani italiani, sia pure con estensione maggiore e caratteristiche strutturali più vicine alla naturalità.

Questa elevata biodiversità dipende da molteplici fattori, che si possono così riassumere:

  • la posizione geografica di Catania, corrispondente ad un’area nevralgica per le rotte migratorie di molti Passeriformi;
  • le favorevoli condizioni termiche della città, che richiamano cospicui contingenti di specie svernanti ed influenzano positivamente anche la biologia riproduttiva dei nidificanti;
  • la vicinanza di aree naturalisticamente importanti come l’Etna e la foce del Simeto;
  • la vicinanza di altre aree verdi come Piazza Roma ed il Giardino Bellini, con cui l’Orto Botanico forma un sistema di aree verdi ecologicamente integrate;
  • la presenza in seno al tessuto urbano di aree agricole in abbandono o semiabbandono, le quali, raccordando il centro alla periferia, rivestono un importante ruolo di corridoi ecologici ed attirano anche specie solitamente poco propense ad inurbarsi;
  • l’esiguo numero di altre aree verdi sufficientemente estese, che determina una maggiore concentrazione di specie e di popolazioni;
  • la presenza di vasche con piante acquatiche e di impianti irrigui, che vengono sfruttati come risorsa idrica anche da specie per il resto poco legate all’Orto;
  • la presenza, soprattutto nell’Orto Siculo, di una copertura vegetale piuttosto diversificata, che richiama strutturalmente i mosaici vegetazionali, nell’ambito dei quali si rinviene, in aree naturali, la più ampia diversità di specie.

Al contrario, come fattori limitanti si possono indicare (in ordine d’incidenza decrescente): la predazione esercitata da una folta popolazione di gatti; il trattamento delle cavità arboree a scopo fitosanitario; il disturbo derivante dalle attività antropiche.

Più oltre viene riportato l’elenco delle specie censite nel 2005. Se lo si confronta con quello presentato da S. Caruso e F. Scelsi nel 1994, emerge una tendenza evolutiva in linea con la situazione registrata a livello nazionale: da venticinque specie si è infatti passati alle trentacinque attualmente segnalate.

 

 

Lista di controllo del 2005

 

                Simbologia utilizzata:

                N = nidificante; M = migratore; S = svernante;

                ? (posposto ad altro simbolo) = da confermare;

                a.p.(posposto ad altro simbolo) =  in area prossima

 

Specie Fenologia

 

Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides Scopoli) M

Colombaccio (Columba palumbus L.) N

Colombo di città (Columba livia f. domestica Gmelin) N a. p.

Tortora dal collare (Streptotelia decaocto Frivaldszhy) N

Assiolo (Otus scops L.) S, M, N a. p. Rondone (Apus apus L.) N a.p.

Gruccione (Merops apiaster L.) M

Upupa (Upupa epops L.) M

Torcicollo (Jynx torquilla L.) M

Rondine (Hirundo rustica L.) M

Ballerina gialla (Motacilla cinerea Tunstall) N

Ballerina bianca (Motacilla alba L.) S

Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros Gmelin) S

Pettirosso (Erithacus rubecula L.) S

Usignolo (Luscinia megarhyncos C.L. Brehm) M

Merlo (Turdus merula L.) N, M, S

Capinera (Sylvia atricapilla L.) N, M, S

Sterpazzola (Sylvia communis Latham) M

Sterpazzolina (Sylvia cantillans Pallas) M

Occhiocotto (Sylvia melanocephala Gmelin) N

Luì grosso (Phylloscopus trochilus L.) M

Luì piccolo (Phylloscopus collybita Vieillot) S, M

Pigliamosche (Muscicapa striata Pallas) M, N

Balia dal collare (Ficedula albicollis Temminck) M

Cinciallegra (Parus major L.) N

Rampichino (Certhia brachydactyla Brehm) S, N ?

Averla capirossa (Lanius senator L.) M

Gazza (Pica pica L.) N

Taccola (Corvus monedula L.) N a. p.

Passera sarda (Passer hispaniolensis Temminck) N

Passera mattugia (Passer montanus L.) N

Fringuello (Fringilla coelebs L.) S

Verzellino (Serinus serinus L.) N

Verdone (Carduelis chloris L.) N

        Cardellino (Carduelis carduelis L.) N a.p.

 

 

                                   Lista di controllo del 1994

 

               (simbologia uniformata a quella della lista più recente)

 

Specie Fenologia

 

Colombo di città (Columba livia f. domestica Gmelin) N a. p.

Tortora dal collare (Streptotelia decaocto Frivaldszhy) N

Cuculo (Cuculus canorus L.) M

Assiolo (Otus scops L.) S, N

Rondone (Apus apus L:) N a.p.

               Martin pescatore (Alcedo atthis L.) M

Ballerina gialla (Motacilla cinerea Tunstall) N

Ballerina bianca (Motacilla alba L.) S

Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros Gmelin) S

Pettirosso (Erithacus rubecula L.) S

Merlo (Turdus merula L.) N, M, S

Capinera (Sylvia atricapilla L.) N, M, S

Occhiocotto (Sylvia melanocephala Gmelin) N

Luì grosso (Phylloscopus trochilus L.) M

Luì piccolo (Phylloscopus collybita Vieillot) S, M

Pigliamosche (Muscicapa striata Pallas) M, N

Balia dal collare (Ficedula albicollis Temminck) M

Cinciallegra (Parus major L.) N

Gazza (Pica pica L.) N

Passera sarda (Passer hispaniolensis Temminck) N

Passera mattugia (Passer montanus L.) N

Fringuello (Fringilla coelebs L.) N, S

Verzellino (Serinus serinus L.) N

Verdone (Carduelis chloris L.) N

Cardellino (Carduelis carduelis L.) N a. p.

 

Bibliografia

Caruso S., Scelsi F., 1994 – L’avifauna dell’Orto Botanico di Catania. Boll. Acc. Gioenia Sci. Nat., 27 (346): 305 – 314.

Cacopardi S., 2005 – Nuovi dati sull’avifauna dell’Orto Botanico di Catania. Boll. Acc. Gioenia Sci. Nat., 38 (365): 231 – 241.

 

 

Testi, immagini e riprese audio a cura di Saverio Cacopardi. 

 

Il fenomeno dell'inurbamento


Negli ultimi decenni si è assistito ad un aumento sempre crescente di animali selvatici nei centri urbani: il fenomeno riguarda in misura notevole anche l’Italia e prende il nome di inurbamento.

In alcuni casi esso non è dovuto ad una colonizzazione attiva da parte di individui di una determinata specie prima assente, bensì ad un’espansione della città che ingloba in sé, trasformandolo in tutto od in parte, il biotopo in cui la specie era già presente.

Questo tipo di inurbamento viene definito passivo: a Catania un esempio interessante è offerto dal Colubro leopardino (Zamenis situla L.), rettile presente con una piccola popolazione residuale all’interno del centro urbano, in aree prima occupate dalla campagna.

In altri casi si verifica un movimento della specie dall’esterno verso l’interno della città.

E’ il cosiddetto inurbamento attivo, fenomeno collegato ai molteplici vantaggi che l’ecosistema urbano offre agli animali selvatici: temperatura più mite, ricchezza alimentare, ampia diversificazione di ambienti, assenza di fattori limitanti come la pressione venatoria.

Quest’insieme di favorevoli fattori ecologici è spesso concomitante con particolari situazioni demografiche delle popolazioni animali extraurbane, di norma caratterizzate da una fase di forte espansione.

Protagonisti indiscussi della colonizzazione attiva sono ovviamente gli uccelli, che, potendo facilmente superare le barriere geografiche costituite da edifici e strade, sono i vertebrati con il maggior numero di specie inurbate.

Il fenomeno, comunque, riguarda anche i rappresentanti di altre classi, sebbene passi spesso inosservato per le loro abitudini elusive: ad esempio, l’onnivora Volpe (Vulpes vulpes L.) ha letteralmente invaso le città inglesi.

Una tra le implicazioni più interessanti dell’inurbamento è la capacità della fauna di adeguarsi ad ambienti profondamente diversi da quelli d’origine, mettendo in atto particolari strategie comportamentali, alimentari e riproduttive.

Come esempio si può ricordare l’opportunità di prolungare il periodo della giornata dedicato alla ricerca del cibo, sfruttando l’illuminazione artificiale notturna: di notte, a Napoli è possibile osservare il Rondone maggiore (Apus melba L.) a caccia degli insetti attirati dai lampioni oppure il Gabbiano comune (Larus ridibundus L.) intento a pescare i pesci richiamati in superficie dalle luci del porto.

Altri esempi di strategie adattative vengono dall’utilizzazione dei manufatti più disparati (tetti, grondaie, cornicioni, muri fessurati, lampioni, condizionatori, vasi, ecc.) come siti riproduttivi, ovvero dalla regolare assunzione di cibo d’origine antropica, come molliche e noccioline.

Dal momento che richiedono buona versatilità i processi di colonizzazione urbana vedono una netta preponderanza di specie generaliste (dette a strategia r), con elevata capacità riproduttiva, ampi spettri trofici ed ecologici, ecc.

Tuttavia, non sono rari inurbamenti attivi da parte di specie con caratterizzazione evolutiva più spinta e meno generaliste (dette a strategia k): fra le altre, si può menzionare il Falco pellegrino (Falco peregrinus Tunstall), rapace ornitofago che si è recentemente insediato in numerose città dell’America settentrionale e dell’Europa, dove rinviene cospicue risorse alimentari per l’altissima densità di storni e colombi.

La colonizzazione del tessuto urbano ad opera dell’avifauna viene ulteriormente distinta in completa ed incompleta.

Nel primo caso le specie occupano la città permanentemente o, quanto meno, per l’intero arco di un periodo riproduttivo.

Nel secondo caso si assiste ad un’occupazione temporanea (la cui durata può variare da alcuni giorni ad una stagione), collegabile a fenomeni quali la migrazione, lo svernamento e l’erratismo.

 

Bibliografia

Dinetti M., Fraissinet M., 2001 – Ornitologia urbana. Calderini Edagricole, Bologna.

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